Ghiorgos Douatzis (Atene, dicembre 1948) occupa un posto di spicco nella poesia greca contemporanea non tanto per l’adozione di soluzioni formali innovative, quanto per la coerenza con cui ha costruito, nel tempo, una poetica della misura. Poeta, scrittore e giornalista, la sua opera si colloca in un’area di tensione tra esperienza individuale e coscienza storica, evitando sia l’autoreferenzialità lirica sia l’enfasi ideologica.
La sua formazione, tra studi di economia a Salonicco e approfondimenti sociologici all’VIII Università di Parigi, così come la lunga carriera giornalistica, non costituiscono semplici dati biografici, ma incidono profondamente sulla sua scrittura. Il rapporto con l’attualità, con il linguaggio pubblico e con la responsabilità del discorso attraversa infatti l’intera opera poetica di Douatzis, determinando una postura vigile, spesso trattenuta, che rifugge la retorica dell’urgenza pur restando saldamente ancorata al presente.
L’esordio del 1971, nell’Antologia poetica della generazione greca moderna (casa editrice Agkyra), segna l’inizio di un percorso che si sviluppa attraverso numerose raccolte. In modo indicativo:Γραφτά (Scritti, 1976), Τα Μικρά (Le piccole cose, 1996), Σπονδές (Libagioni, 2004) , Τα Κόκκινα Παπούτσια (Le scarpe rosse, 2004), raccolte caratterizzate da una progressiva riduzione del dettato e da un controllo sempre più rigoroso della forma. Non si tratta, tuttavia, di un minimalismo estetizzante: la sottrazione è qui una scelta etica prima ancora che stilistica.
I temi che attraversano la poesia di Douatzis, memoria, solitudine, tempo storico, fragilità dell’esperienza umana, vengono affrontati senza mai assumere la forma della dichiarazione. La storia, in particolare, non è tematizzata come evento o trauma esplicito, ma come pressione diffusa, come condizione che incide sull’esistenza quotidiana. In questo senso, il confronto con Vittorio Sereni risulta particolarmente pertinente: in entrambi, la poesia nasce da una percezione problematica del presente, da una coscienza che registra le fratture senza pretendere di sanarle attraverso la parola.
Anche il motivo della città assume in Douatzis una funzione critica. Lo spazio urbano non è mai semplice scenario, ma luogo di distanza, di transito, di relazioni intermittenti. È una città osservata più che abitata, che richiama, per affinità di sguardo, quella di Giorgio Caproni: un territorio in cui la perdita e la solitudine non vengono sublimate, ma assunte come dati strutturali dell’esperienza moderna.
Sul piano linguistico, la poesia di Douatzis procede per concentrazione e per pausa. Il verso tende a interrompersi prima della chiusura semantica, lasciando il senso in una zona di sospensione. Questa scelta formale non mira all’ambiguità, ma alla precisione: dire meno per esporre di più. In tale prospettiva, il dialogo con Andrea Zanzotto si colloca non sul terreno della sperimentazione, ma su quello della consapevolezza critica del linguaggio. La parola poetica è fragile, esposta all’usura del discorso pubblico, e proprio per questo chiamata a una responsabilità ulteriore.
La traducibilità dell’opera di Douatzis in numerose lingue europee non va letta soltanto come indice di ricezione internazionale, ma come conferma di una scrittura che rinuncia agli elementi più opachi del contesto nazionale per collocarsi in una zona di riconoscibilità più ampia. Questa scelta non comporta un rischio, quello di una certa neutralità espressiva, ma costituisce anche uno dei tratti distintivi della sua poetica: una poesia che non cerca l’eccezione, ma la durata.
Nel quadro della poesia greca contemporanea, Douatzis rappresenta dunque una voce che privilegia la continuità critica alla rottura, la responsabilità della parola alla sua espansione. Per il lettore italiano, la sua opera offre una prossimità problematica: una poesia che parla da un altro contesto linguistico e storico, ma che condivide interrogativi, limiti e tensioni della lirica europea del nostro tempo.
DUE POESIE
Είκοσι μία Μάρτη
Είκοσι μία Μάρτη έρχεται
μέρα παγκόσμια ποίησης
Άλλοι σχεδιάζουνε γιορτές
μα θα την ήθελα βουβή
μιας και σεβάσμια σιωπή
αιδώς, περίσκεψη ταιριάζουν
όταν ο θάνατος θερίζει τη ζωή
δίπλα, εδώ, στη γειτονιά μας
Θερίζει ελπίδες, όνειρα, σχεδιασμούς
το αύριο βρεφών, παιδιών, ενήλικων
θερίζει
Ο πόλεμος θερίζει τη ζωή
Και μη μου λες «η ζωή συνεχίζεται»
Πώς συνεχίζεται με νοιάζει…
Ventuno marzo
Il ventuno marzo arriva,
giorno mondiale della poesia.
Altri progettano feste,
ma io la vorrei muta,
poiché un silenzio rispettoso,
pudore e riflessione si addicono
quando la morte falcia la vita
accanto, qui, vicino a noi.
Falcia speranze, sogni, progetti,
il domani di neonati, bambini, adulti,
falcia.
La guerra falcia la vita.
E non dirmi che “la vita continua”.
Come continua,
questo mi importa…
Ακριβή σιωπή
«Μπήκα στη σιωπή για να μάθω»
«Τα μικρά», 1996, Κάκτος
Στον τόπο αυτό ακρίβυνε πολύ η σιωπή
έγινε ακόμα πιο πολύτιμη μέσα στη σπανιότητά της
Πασχίζει να ανασάνει ψάχνοντας ρωγμές
στην ακαταμάχητη βλακεία των παντογνωστών
των φλυαρούντων και των δημοκόπων
αυτών της τηλοψίας, κοινωνικής δικτύωσης, ερτζιανών
Δεν τους φοβίζουν πόλεμοι, φλόγες, καπνοί
δάκρυα, πόνος, απώλειες, οδύνες
σκαρώνουν ύμνους στην ανθρώπινη ευήθεια
δεν είδαν ολιγωρίες, απεκδύσεις ευθυνών
την απουσία προβλέψεων, σχεδιασμών
Βλέπεις, πανεύκολη η κριτική
από τον πνιγηρό τους καναπέ
απτόητοι κουνούν το δάχτυλο
ακαταμάχητοι στη βουερή αδράνειά τους
Στον τόπο αυτό ακρίβυνε πολύ η σιωπή
Silenzio prezioso
«Sono entrato nel silenzio per imparare»
Le piccole cose, 1996, casa editrice Kaktos
In questo luogo il silenzio è diventato prezioso,
ancora più prezioso nella sua rarità.
Lotta per respirare, cercando fessure
nell’ottusa arroganza dei tuttologi,
dei logorroici e dei demagoghi,
quelli della televisione, dei social network, delle frequenze radio.
Non li spaventano guerre, fiamme, fumo,
lacrime, dolore, perdite, strazi.
Improvvisano inni all’umana credulità,
non hanno visto negligenze, spogliazioni di responsabilità,
l’assenza di previsioni, di progetti.
Vedi, la critica è facilissima
dal loro divano soffocante.
Imperterriti agitano il dito,
invincibili nella loro rumorosa inerzia.
In questo luogo il silenzio è diventato prezioso …

